I Care,  un miracolo che si ripete!

a cura di Giuseppina Spinuso (Maestra Giusy)

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Oggi la “Don Milani” è un tripudio di colori: dal murale, finalmente inaugurato, dopo giorni d’intenso lavoro, ai cuori appesi e ondeggianti nel piacevole e fresco venticello di primavera, ai berretti della folla degli alunni della scuola.

Non è un particolare da poco, considerando che il giovane Don Milani aveva iniziato proprio dalla pittura a costruire le basi del suo credo, con una prematura intuizione che avrebbe segnato per sempre la sua vita.

“È tutta colpa tua – rispose al suo maestro, il grande pittore Staude, quando gli chiese il motivo della sua scelta di farsi prete – perché mi hai parlato della necessità di cercare sempre l’essenziale, di eliminare i dettagli e di semplificare, di vedere le cose come un’unità dove ogni parte dipende dall’altra. A me non bastava fare tutto questo su un pezzo di carta. Non mi bastava cercare questi rapporti tra i colori, ma ho voluto cercarli tra la mia vita e le persone del mondo. E ho preso un’altra strada”.

Così era nata la sua fede pura ed essenziale, come anche essenziale fu la sua stessa vita alla continua ricerca di una forma di povertà quasi francescana ed essenziale soprattutto il suo insegnamento, rivolto agli umili, agli ultimi, ai lavoratori ai quali la società non riconosceva di fatto il diritto all’istruzione e, di conseguenza, il diritto ad un’esistenza civile. Don Milani aveva preso il pastore per mano e lo aveva condotto nella sua scuola per dimostrargli che un uomo non può parlare solo con le bestie; aveva messo una penna nella mano callosa di un bracciante per insegnargli a scrivere una lettera. Lui, quel povero prete esiliato in quello sperduto paesino di montagna, aveva fatto del suo piccolo mondo la prima vera piccola comunità della povera gente che prendeva piano piano coscienza di essere cittadina nel mondo.

È questa la grande eredità lasciata da Don Milani ai suoi allievi: il senso di appartenenza civile, la consapevolezza di avere tutti gli stessi diritti e gli stessi doveri, di essere uguali davanti alla legge (e, per chi ci credeva, anche davanti a Dio) in nome del suo secondo Vangelo, la Costituzione italiana. Così, in un’ottica di comunità, lì dove grandi e piccini si sedevano in un unico grande tavolo per scrivere insieme le pagine di un testo senza nome, suggerendo ognuno la parola giusta, essenziale, che conduce alla verità, Don Milani realizzava la sua pittura migliore, quella dove tante realtà diverse formavano l’UNICO ESSENZIALE.

Oggi questo dipinto lo ammiriamo ancora, come un miracolo che si ripete dopo tanti anni, ancora più attuale, nei tanti colori della festa, nell’unicità della maglietta dei bambini con la scritta I CARE, nelle note di una canzone che ha come ritornello ancora I CARE… Perché io per te ci sono, così come tu ci sei per me e questo è “solo un modo di dire che d’amore ce n’è” (Aleandro Baldi).

Maestra Giusy

Documenti

Articolo Don Milani

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